I Rotoli del Mar Morto

 

4Q174

Amici dei Rotoli

A cura di David Adamovich

 

Esistono più di 15.000 pubblicazioni sull’argomento. Dal 1947 fino al 1996 non vi fu un libro, un’intervista radiofonica, un articolo giornalistico, una trasmissione televisiva sui rotoli del Mar Morto che trattassero questi importanti contenuti dei manoscritti esposti in queste conferenze.

Le sopranominate conferenze sono improntate sullo studio approfondito dei cosiddetti Rotoli del Mar Morto, ovvero i rotoli rinvenuti nel 1947 a Qumran presso i resti della comunità essena e risalenti ad un periodo di tempo che va dal III sec. a.C. al 68 d.C.

Tali studi sono esposti attraverso una trattazione multidisciplinare, che avvalendosi di prove storiche, paleografiche, fisico- atomiche e chimico- diagnostiche eseguite sui reperti da autorevoli esperti, enfatizzeranno alcuni aspetti contenutistici rilevanti dei suddetti reperti finora trascurati dai mass-media e dalle pubblicazioni.

Lo scopo delle conferenze è duplice: in primo luogo, quello di mettere in risalto ed in contemporanea relazione scoperte diverse sui Rotoli, tutte ufficialmente riconosciute ma finora non prese in adeguata considerazione ed in secondo luogo, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a favorire e sostenere le ricerche in tutti i campi scientifici ed in quello storico, antropologico ed archeologico.

“4Q174 è L’IMPRONTA DIGITALE DEI CONTENUTI DELLE CONFERENZE SU I ROTOLI DEL MAR MORTO DAL 1996 FINO AD OGGI A CURA DI “AMICI DEI ROTOLI” ! – DAVID ADAMOVICH, 07/06/2013.

Lista ordinata dei testi di Daniele da Eugene Ulrich, The Text of Daniel in the Qumran scrolls, 1. The fragments of Daniel found at Qumran, “List of Passages Biblibal Order”, p. 574.

1:10-17 (1Q71) 5:10-12, 14-16, 19-22 (4Q113) 10:8-16 (pap6Q7)

1:16-20b (4Q112) 6:8-22, 27-29 (4Q113) 10:16-20 (4Q112)

2:2-6 (1Q71) 7:1-6, 11?, 26-28 (4Q113) 11:1-2, 13-17, 25-29 (4Q114)

2:9-11, 19-49 (4Q112) 7:5-7, 25-28 (4Q112) 11:13-16 (4Q112)

3:1-2 (4Q112) 7:15-23 (4Q115) 11:33-36, 38 (pap6Q7)

3:8-10?, 23-25 (4Q115) 8:1-18, 13-16 (4Q113) 12:10 (4Q174)

3:22-30 (1Q72) 8:1-5 (4Q112)

4:5-9, 12-16 (4Q115) 8:16-17?, 20-21? (pap6Q7)

4:29-30 (4Q112) 9:12-17 (4Q116)

5:5-7, 12-14, 16-19 (4Q112) 10:5-9, 11-16, 21 (4Q114)

LA TANACH O “SCRITTI DEGLI ANTICHI” è COMPOSTA DI 3 CATEGORIE: TORAH MOSHE (PENTATEUCO CIOè 5 LIBRI DI MOSE’) , NEVIM CIOè I LIBRI DEI PROFETI (ISAIA, GEREMIA, EZECHIELE E COSI VIA) E DI CHETUVIM CIOè SCRITTI (SCRITTI SPECIALI , SALMI, E SCRITTI CHE COME QUELLI DEI PROFETI RIVELAVANO ANCHE IL FUTURO) . PER GLI ESSENI ERANO GLI SCRITTI PIU’ IMPORTANTI LO SCRISSE GIUSEPPE FALVIO NELLE GUERRE GIUDAICHE II, 8,2-13. E LO DISSERO ANCHE GLI ESSENI NEL ROTOLO 1QS (REGOLA DELLA COMUNITA’) COLONNA VIII E IN PARTICOLARE AVEVANO ENORME INTERESSE PER LO STUDIO DEL ROTOLO DI DANIELE , IL PROFETA (SCRITTO DELLA TANACH) SI VEDE DAL LORO SCRITTO DEL 4Q174 IN CUI CITANO: “COSI è SCRITTO NEL LIBRO (ROTOLO) DI DANIELE, IL PROFETA.” LE COPIE DEI ROTOLI DEI LIBRI DELLA TANACH TRA 900 ROTOLI DELLE 11 GROTTE DI QUMRAN è PRESENTE IN CIRCA 240 ROTOLI E/O RESTI DEI ROTOLI. SONO PRESENTI I TESTI DI TUTTI LIBRI DELLA TANACH AD ECCEZIONE DEL LIBRO DI ESTER.

LA TANACH DEL TESTO MASORETICO è DEL 10° SEC. D. C. (NELLA FOTO SOPRA A SX E A DX LA TANACH IN GRECO) INVECE TESTO DELLA TANACH TRADOTTA IN GRECO (DETTA LA SETTANTA OPPURE SEPTUAGINATA) è DEL 3° SEC. A. C. MA SOLO LE 8 COPIE DELL’ANTICO ROTOLO DI DANIELE DI QUMRAN E ANCHE LA LINGUA ARAMAICA DI DANIELE NEL TESTO MASORETICO FANNO VEDERE DOPO TUTTE LE SCOPERTE DEI DOCUMENTI IN LINGUA ARAMAICA CHE LA LINGUA ARAMAICA DI DANIELE IN QUESTI TESTI è DEL 7° SEC. A. C. E NON DEL 2° SEC. A. C. COME PENSAVANO CRITICI.

INOLTRE LE SCOPERTE DELLE TAVOLETTE IN ANTICA BABILONIA (IRAK) DEL 7° SEC. A. C. HANNO FORNITO LE PROVE MATERIALI CHE IL CONTENUTO DI DANIELE PROVIENE VERAMENTE DA QUEST’ EPOCA – 7° SEC. A. C.

  1. L. ARCHER Jr. : “sembra abbondantemente chiaro che una data del II secolo a. C. per

i capitoli del libro scritti in ebraico non è più sostenibile sulla base del linguaggio”

(The Hebrew of Daniel compared with the Qumran Sectarian Documents, in the Law and the Prophets Old Testament, in Honor of Oswald-Thompson Allis, Nutley, New Jersy 1974, p. 480. anche Roland-Kenneth HARRISON, The Dead Sea Scrolls, London 1961, p.64).

LE COPIE DI DANIELE DIMOSTRANO CHE LE PARTI SCRITTE IN EBRAICO (IL CONTENUTO E’ SCRITTO IN 2 LINGUE (L’ EBRAICO E L’ARAMAICO IMPERIALE BABILONESE) NON è AFFATTO L’EBRAICO DEL 2° SEC. A. C. COME QUELLO UTILIZZATO DAGLI ESSENI. IN BASE AL LINGUAGGIO EBRAICO DI DANIELE E IN BASE ALLE PROVE (I TESTI DI ESSENI E L’EBRAICO DEL 2° SEC. A.C. è DIVERSO DALL’EBRAICO DI DANIELE. E’ PIU’ ANTICO E QUINDI “NON è PIU’ SOSTENIBILE” DIRE CHE IL CONTENUTO DI DANIELE è COMPOSTO NEL 2° SEC. A. C. IN BASE AL LINGUAGGIO.

LA PARTE DEL CONTENUTO DI DANIELE SCRITTO IN ARAMAICO DIMOSTRA ANCORA DI PIU’LA SUA ANTICHITA’:

  1. H. ROWLEY ; E. Y. KUTSCHER specialista del aramaico; F. ROSENTHAL in base di analisi del ricercatore H. H. SCHAEDER (Iranische Beitrage, vol. I, Halle Saale, 1930, pp. 199-296) e di J. LINDER (Das Aramdische in Buche Daniel, in Izeitschrifl fur katholische Theologie, n. 59,1935, pp. 503-545) nel 1939: “La vecchia evidenza linguistica (riguardo una data tardiva per la redazione del libro di Daniele) deve essere messa da parte” (Die Aramaische Forschung, 1939; nuova edizione Leiden 1964, pp. 60-71). Ciò ha richiesto quaranta anni di ricerche”(G. F. HASEL , Quelques éléents d’ordre historique dans le livre de Daniel, in AA. VV. Daniel –Questions… pp. 37-39). E.Y. KUTSCHER, fa autorità in materia di lessicografia e la sua classificazione è universalmente accettata riguardo l’aramaico antico vedi: L’Encyclopedia Judaica di Gerusalemme, del 1971, vol. III, p. 260, voce aramaic di E.Y. KUTSCHER.

“… la composizione dell’aramaico di Daniele è in accordo in quasi i tutti particolari di ortografia, etimologia e sintassi, con l’aramaico semitico del nord delle iscrizioni del 9°, 8° e 7° secolo a. C. e con i papiri egiziani del 5° secolo a.C., e che il vocabolario di Daniele è un miscuglio di

ebraico ,babilonese e persiano …” Wilson, R. Dick, INTERNATIONAL STANDARD BIBLE ENCYCLOPEDIA VOL. 3,reproduced in Books for the Ages, AGES Software, Albany, OR USA Version 1.0 , 1997, pag. 30

“… delle parole dell’aramaico [di Daniele ], il 90% di essi si trovano nei testi del V secolo a. C. o prima … Inoltre, alcune forme sintattiche trovate in Daniele non sono sopravvissute oltre il V secolo a.C., per esempio , la costruzione con la preposizione prima del nome del re, come è riportato nelle l’iscrizione babilonesi e assire del 7° secolo a.C. che concordano con l’ordine delle parole in Daniele” Vedi Vasholz, Robert 1. “Qumran and the dating of Daniel.” Journal of the Evangelical Theological Society 21 (1978) p. 315, Townsley , Jeramy Historical Dating of the Book of Daniel, 1990, pag. 22. Vedi: E.Y. KUTSCHER, specialista dell’aramaico vedere Aramaic, in Curreent Trends in Linguistics 6, ed. T.A. Seboek, La Haye 1970, pp. 400-403.

IL TESTO DEL ROTOLO 1Q20 (I Qap Gen) paleograficamente parlando è un aramaico del I sec. a. c. C. P. WINTER e E. Y. Kutscher hanno visto che questo documento dimostra che l’aramaico di Daniele e di Esdra era quello ufficiale imperiale, mentre quello della Genesi apocrifa era di un’epoca posteriore (vedere Das aramaische Genesis-Apokryphon, in Theologische Literaturzeitung 4, 1957, pp. 258-262) e anche CLEASON

  1. ARCHER, Jr. in seguito ad uno studio attento dell’aramaico di Daniele e di quello della Genesi apocrifa 1Q20, conclude: “L’aramaico di Daniele proviene da un periodo di molto anteriore al II secolo a.C.(The Aramaic of the Genesis Apocryphon – Compared with the Aramaic of Daniel, in Perspectives on the Old Testament, ed. J. B. Payne 1970, pp. 160-169) e nel 1975 dopo una valanga di prove linguistiche e di documenti in aramaico ha dichiarato : che l’aramaico dell’apocrifo (Genesi) è posteriore di diversi secoli a quello di Daniele e di Esdra. Altrimenti bisognerebbe rinunciare a parlare di prove di ordine linguistico(Aramaic Language, in Zondervoan Pictorial Encyclopedia of the Bible, t. I, ed. M. C. Tenney, Grand Rapids, 1975, p. 255).

Un altro rotolo trovato nella grotta 11 di Qumran ha fornito un “colpo” di scena in favore a Daniele riguardo l’aramaico. Il 11Q10 (11QtgJob detto il Targum di Giobbe) è SCRITTO IN ARAMAICO DEL 2° SEC. A. C. (edizione J.P.M. van der PLOEG and A.S. van der WOUDE, Le Targum de Job de la grotte XI, de Qumran, Leiden 1971). Tempo fa gli esperti hanno paragonato e esaminato con moltissima cura l’aramaico di Daniele, della Genesi Apocrifa e dei diversi Targum, hanno dichiarato che il Targum di Giobbe data veramente della seconda metà del II secolo avanti Cristo (vedere JONGELING, Labuschagne, et van der Woud – Aramaic Textefrom Qumran, p. 6; M. SOKOLOF, The Targum to Job from Qumran Cave XI, Bar Ilan 1974, p. 25) Anche S.A. KAUFMAN, dell’Università di Chicago, ha concluso che “la lingua del 11Q tg Job (Targum di Giobbe) differisce molto sensibilmente dall’aramaico di Daniele” (vedi Stephen A. KAUFMAN, The Job Targum from Qumran, in Jaos 93, 1973, p. 327; e T. MUROKA, The Aramaic of the Old Targum of Job from Qumran Cave XI in Journal of Jawish Studies 25, 1974, p. 442 ; e JONGELING e altri, Aramaic Texts from Qumran, p. 5 e Van der PLOEG et Van der WOUDE, Le Targum de Job, p. 4) datano il Targum di Giobbe nella seconda metà del II secolo a.C. e queste prove materiali cioè scritti in aramaico del 2° sec. a. C. fanno vedere finalmente che l’aramaico di Daniele non è affatto del 2° sec. a. C. ma assai più antico.

Anche gli studi sui famosi papiri di Elefantina trovati in Egitto scritti in aramaico e datati del V secolo a.C. hanno dimostrato finalmente che l’aramaico di Daniele è simile a questo periodo e non all’aramaico del Targum di Giobbe del 2° sec a. C. oltre la testimonianza di molte tavolette del 7°, 8° e 9° sec a. C. degli scavi in Babilonia e Assiria dimostrano che l’aramaico di quel periodo concorda con l’aramaico di Daniele.

uno dei papiri di Elefantina trovati in Egitto scritti in aramaico e datati del V secolo a.C.

Questi papiri hanno spinto F. ROSENTHAL a rivedere le ricerche di H.H. SCHAEDER nella sua sintesi (Iranische Beitrage, voI. I, Halle Saale, 1930, pp. 199-296) e di J. LINDER nel libro, Das Aramdische in Buche Daniel, in Izeitschrifl für katholische Theologie, n. 59, 1935, pp. 503-545 (questo studioso scriveva che non si può più ritenere gli scritti di Daniele del III o II secolo a.C.), a concludere nel 1939 che “la vecchia evidenza linguistica (a proposito di una data tradiva per la redazione del libro di Daniele) deve essere messa da parte” (Die Aramaische Forschung, 1939; nuova edizione Leiden 1964, pp. 60-71). Ciò ha richiesto quaranta anni di ricerca» (G.F. HASEL, Quelques éléments d’ordre historique dans le livre de Daniel, in AA.VV., Daniel – Questions… pp. 37-39,37).

«In una lettera a The Guardian del 6 novembre 1907, il prof Driver ammetteva che l’aramaico parlato in Egitto nel 408 a.C. offre delle grandi rassomiglianze con quello che si trova nell’Antico Testamento: in Esdra, Daniele e Geremia» (C. Boutflower, p. 226).

In più le tavolette del 7° sec. a. C. dell’antica Babilonia (Irak) forniscono le prove materiali e dimostrano l’esattezza delle informazioni del libro (rotolo) di Daniele.

Il rotolo di Daniele e le copie dei rotoli di Daniele sono gli unici che hanno continuato a “portare” l’informazione che il re Nabucodonosor era il costruttore dell’antica Babilonia e l’esistenza del ultimo re Belsatsar. Informazioni del genere nemmeno storiografi greci del 6° e 5° sec. a. C. hanno descritto riguardo l’antica Babilonia. Queste informazioni del 7° sec. a. C. conservate nel libro di Daniele sono state aspramente criticate come grossi errori storici e come la prova della non attendibilità del libro finché le tavolette del 7° sec. a. C. dell’antica Babilonia hanno messo in ginocchio questi critici dimostrando le prove contrarie che confermano la veridicità e l’attendibilità del libro di Daniele come scritto del 7° sec. a. C.

Il grande assiriologo francese LENORMANT: “Più io leggo e rileggo il libro di Daniele confrontandolo con i dati dei testi cuneiformi, più sono colpito della veridicità del quadro che i primi sei capitoli tracciano della corte di Babilonia (..) più riscontro infine

l’impossibilità di stabilirne la redazione all’epoca di Antioco Epifane” (cioè 2° sec. a. C.- aggiunto da David Adamovich) (cit. da Handkomentar zum A. T., III, 3, in G. Behrmann, Das Buch Daniel, Gottingen 1894, XLVIII).

“..(..) e lo si è accusato di errore (il libro di Daniele – aggiunto da David Adamovich ) fino ai giorni in cui le iscrizioni cuneiformi hanno fatto conoscere questo nome, è rivelato nel 1924 che in effetti Belsatsar era stato nominato re di Babilonia da suo padre Nabonide” (LAGRANGE, Le Judaisme avant Jésus Christ, Paris 1931,p. 62).

Prof. R. H. PFEIFFER dell’Harward University: “Noi non sapremo certamente mai come il nostro autore abbia potuto apprendere che la nuova Babilonia era l’opera di Nabucadnetsar (Dn.4:30), come gli scavi hanno portato” (Introduction to the Old Testament, Harper et Row, New York 1948, pp. 758. 759).

Queste prove riguardo il testo di Daniele del Testo Masoretico del 10° sec. d. C. hanno spinto gli studiosi molto tempo prima del ritrovamento del 1947 dei Rotoli del Mar Morto (tra cui anche ritrovamento delle 8 copie dei rotoli di Daniele, le copie di Daniele più antiche in assoluto) a riconoscere:

  1. Lenormant nel 1874 : «Più si avanza nella conoscenza dei testi cuneiformi, più si riscontra la necessità di rivedere la condanna pronunciata da molti, troppo prematura, della scuola esegetica tedesca contro il libro di Daniele» (LENORMANT François, La magie chez les chaldéens, Paris 1874, p. 14).

C.J. Hurst: «Benché l’opinione critica generale si opponga a porre la redazione del libro al sesto secolo, si percepisce una tendenza crescente ad ammettere una data più antica» (HURST C.J., Wycliffe Bible Encyclopedie, I, Chicago 1976, p. 422).

BENOIT Pierre nel 1942: “Se sono ritornato ad un atteggiamento molto conservatore ciò è il risultato dei miei propri studi che mi hanno mostrato su quali basi fragili si posano spesso i sedicenti risultati della critica” (BENOIT Pierre de, Les prophètes de l‘Ancien Testament, 1942, p. 5).

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